Il blog di Paolo Zippo

Chiacchiere e confessioni
lunedì, 13 aprile 2009

Ricordi

20Io c'ero. Io un terremoto l'ho vissuto da vicino, non tanto da patirne le conseguenze, ma terribilmente vicino da capirne (e vederne) le conseguenze. 

6 Maggio 1976 , poco più di un bambino quello che affrontava una delle prime serate di primavera dell'anno . Le vacanze erano vicine, l'estate aveva, quale giorno, fatto sentire il suo calore, la serata era bella e alle 21 eravamo ancora in giardino, nella mia vecchia casa di Trieste.

Alle 21.06 , me lo ricordo come fosse ieri, ero appoggiato alla ringhiera della scala esterna, quella che portava al piano superiore. La ringhiera ha iniziato a tremare, prima in maniera sommessa, poi sempre più forte, accompagnata da un rombo cupo , simile al rumore che le vecchie lavatrici facevano quando partivano in centrifuga senza essere ben ancorate al pavimento.

Il terremoto. L'unico terremoto della mia vita , uno dei più devastanti che la storia del nostro paese ricordi : quasi mille morti alle porte di casa, nei paesi che , con mamma e papà avevamo tante volte attraversato, visitato, nei quali eravamo andati a trovare amici e conoscenti.

Ricordo il tam tam delle prime radio private : Radio Sound, Radio 99 , forse fu quella una delle cose che mi fece innamorare della radio : l'immediatezza con la quale fummo informati di quanto stava succedendo. E poi i Vigili del Fuoco , i volontari, i radioamatori, le centinaia di persone che immediamente si mossero per soccorrere chi aveva perso tutto. Immagini riviste in questi giorni.

Da ragazzino non hai la precisione di cosa significhino mille morti. Poi pensi ad un paesino spazzato via, a quello che significa perdere tutto in pochi secondi, in attimi di terrore e di panico.

In questi giorni ho rivissuto quei momenti, guardando le foto e i filmati che arrivano dall' Aquila , città nella quale ho lavorato più volte, in passato, con i Company Contatto. Rivivendo quelle serate mi sono chiesto che fine avranno fatto le persone che ho conosciuto , quei volti che forse non saprei neppure riconoscere, quelle mani strette , quei baci scambiati.

Ci vollero dieci anni per ricostruire il Friuli : per tutti quegli anni passare nei paesi di Osoppo, Gemona, Venzone, Trasaghis significava capire quanto la natura può essere crudele e imprevedibile, talvolta.

Sono passati più di trent'anni da quel giorno. Un'altra volta la natura ha colpito inesorabile e ancora una volta i miei ricordi sono andati a quella ringhiera che tremava come mossa da una mano divina. Per 50 km mi era andata bene.

postato da paolozippo alle ore 09:33 | link | commenti (2)
categorie: ricordi, sentimenti, terremoto

Commenti
#1    16 Aprile 2009 - 09:21
 
Grazie per la testimonianza.
Ci sono passata a Pasqua in quelle zone e ho pensato al terremoto del 78, ma ero piccola lo conosco solo per sentito dire.

Susy
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#2    07 Maggio 2009 - 13:00
 
Certe tragedie non si dimenticano, soprattutto se vissute in prima persona.
Mio padre ha fatto il militare proprio nell'anno del terremoto e ricorda, con profondo dolore, tutta la disperazione di chi aveva perso familiari e case.
Purtroppo non possiamo fermare la natura, ma possiamo imparare a difenderci in casi del genere.
Credo molto nel destino e 50 km, a volte, fanno la differenza.
Un abbraccio forte!
Franz
utente anonimo

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Chi sono

Utente: paolozippo
Nome: Paolo Zippo
Speaker alla radio, animatore, presentatore. Da vent'anni faccio un lavoro "poco serio" e me ne vanto. Sono una persona che si sveglia tutte le mattine alle 5.40 per aprire le trasmissioni di Radio Company alle 6.30 , sono un inguaribile sognatore, sono uno che ha imparato a vedere il bicchiere mezzo pieno... Sono inevitabilmente io.

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