Io c'ero. Io un terremoto l'ho vissuto da vicino, non tanto da patirne le conseguenze, ma terribilmente vicino da capirne (e vederne) le conseguenze.
6 Maggio 1976 , poco più di un bambino quello che affrontava una delle prime serate di primavera dell'anno . Le vacanze erano vicine, l'estate aveva, quale giorno, fatto sentire il suo calore, la serata era bella e alle 21 eravamo ancora in giardino, nella mia vecchia casa di Trieste.
Alle 21.06 , me lo ricordo come fosse ieri, ero appoggiato alla ringhiera della scala esterna, quella che portava al piano superiore. La ringhiera ha iniziato a tremare, prima in maniera sommessa, poi sempre più forte, accompagnata da un rombo cupo , simile al rumore che le vecchie lavatrici facevano quando partivano in centrifuga senza essere ben ancorate al pavimento.
Il terremoto. L'unico terremoto della mia vita , uno dei più devastanti che la storia del nostro paese ricordi : quasi mille morti alle porte di casa, nei paesi che , con mamma e papà avevamo tante volte attraversato, visitato, nei quali eravamo andati a trovare amici e conoscenti.
Ricordo il tam tam delle prime radio private : Radio Sound, Radio 99 , forse fu quella una delle cose che mi fece innamorare della radio : l'immediatezza con la quale fummo informati di quanto stava succedendo. E poi i Vigili del Fuoco , i volontari, i radioamatori, le centinaia di persone che immediamente si mossero per soccorrere chi aveva perso tutto. Immagini riviste in questi giorni.
Da ragazzino non hai la precisione di cosa significhino mille morti. Poi pensi ad un paesino spazzato via, a quello che significa perdere tutto in pochi secondi, in attimi di terrore e di panico.
In questi giorni ho rivissuto quei momenti, guardando le foto e i filmati che arrivano dall' Aquila , città nella quale ho lavorato più volte, in passato, con i Company Contatto. Rivivendo quelle serate mi sono chiesto che fine avranno fatto le persone che ho conosciuto , quei volti che forse non saprei neppure riconoscere, quelle mani strette , quei baci scambiati.
Ci vollero dieci anni per ricostruire il Friuli : per tutti quegli anni passare nei paesi di Osoppo, Gemona, Venzone, Trasaghis significava capire quanto la natura può essere crudele e imprevedibile, talvolta.
Sono passati più di trent'anni da quel giorno. Un'altra volta la natura ha colpito inesorabile e ancora una volta i miei ricordi sono andati a quella ringhiera che tremava come mossa da una mano divina. Per 50 km mi era andata bene.
